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Spadolini pittore francese

“Io ho contratto con la Francia un debito di gratitudine. Se io scrivo la sua lingua meglio di come la parlo e se danzo meglio di come scrivo, lo devo solo a lei. E’ sul suo suolo che ho lasciato i miei pennelli sulla tavolozza ... E’ ancora lei che mi ha maternamente consolato, incoraggiato e mai io ho compreso meglio la profondità commovente di questi versi: ‘Ogni uomo ha due patrie, la sua e poi la Francia!’ …”    

Articolo di Alberto Spadolini, « Sourire »  1935 (BNF -Bibliothèque Caron)

Spadolini: “Il giocoliere”, anni ‘40 (Coll. B-S 146)

Lasciata la cupa atmosfera dell’Italia fascista Spadò fa di Parigi la sua seconda patria. Qui regna la gioia di vivere, c’è in tutti il desiderio di conoscere, di amare, di superare ogni limite.

Spadolini è stato l’artista che forse più di ogni altro ha illuminato la ‘Ville Lumière’ con danze, coreografie, dipinti, scenografie, decorazioni, restauri, canzoni, film, documentari, articoli e poesie.

Nel dopoguerra egli espone a Parigi alla Galleria dell’Elysée Palace (partecipa all’inaugurazione la celebre Mistinguett che negli anni ’30 ha danzato con Spadolini), al Cercle de l’Union Française, alla Galleria Pozzallo, alla Galleria La Pergola, alla Galleria dell’Odeon, e per tantissimi anni alla Galleria Alex Cazelles, accanto al Moulin Rouge. 

Spadolini: « Rue de Montmartre » (Coll. P. Oger) 

Nei suoi dipinti Spadolini racconta la bellezza architettonica di Parigi, i suoi monumenti, le chiese, i giardini, le luci, i colori degli alberi che si affacciano sulla Senna …

Uno dei luoghi più amati da Spadolini è il mercato delle pulci (Le Marché aux Puces) a Porte de Clignancourt, poco distante dal cimitero dove oggi riposa. Accanto agli antiquari qui espongono i loro ‘tesori’ venditori di cose usate, ed è qui che Spadolini viene ad incontrare amici e a cercare vecchie cornici, stoffe, ceramiche, da utilizzare nelle sue scenografie.

Spadolini: “Château de Brignac au clair de lune ” (Coll. P. Oger) 

“Siamo tutti dannati, noi artisti! Perché stritolati dal giudizio, tanto è soggettivo il modo di esprimersi e così l’atto di un giudizio. Ma questo non significa che l’arte non appaghi, nel suo tormento. C’è comunque una frontiera: chi osa e chi nò. Chi guarda il convenzionale e non lo respinge per desiderio di pace, anche se in cuor suo sa che quel convenzionale non gli piace e vorrebbe trovarsi fra le sue immagini, le più irrazionali, le più vere. Gli altri, quelli che … osano, sono artisti, coloro che accettano il rischio come messaggio, ci buttano dentro l’anima, si identificano in una realtà interiore che può violare il convenzionale, scalfire o colpire l’immaginazione artefatta, comune, ma per i quali il sopravvento delle immagini scelte per vocazione costituisce un atto irrinunciabile, una propria espressione di verità.”  

Alberto Spadolini, intervista al Messaggero, 22 febbraio 1967 (Coll. B-S 214)

 

Tratto da “BOLERO-SPADO’ : SPADOLINI, UNA VITA DI TUTTI I COLORI” Copyright di Marco Travaglini, 2007


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