Josephine Baker
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Passo a Quattro: Baker, Spadolini, il balletto e gli archivi
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La fama di Josephine Baker a seguito del suo debutto ne La Revue nègre di Parigi nel 1925 è leggendaria. Da quel momento, Baker diviene un’icona della cultura popolare e ispira numerose biografie, film, omaggi coreografici e una serie di studi di settore. Tuttavia c’è un aspetto delle performance di Baker che ha ricevuto minore attenzione ed è il suo cimentarsi con la danza classica. Alcuni studiosi hanno brevemente menzionato questo aspetto, facendo spesso riferimento a George Balanchine.[i]
Molti di questi studiosi fanno riferimento ad un filmato in cui Baker danza un passo a due con un anonimo danzatore. Un breve segmento del filmato, l’unico che mostra Baker mentre danza sulle punte, apparve nel documentario britannico del 1986 “Chasing a Rainbow: The Life of Josephine Baker.”(Rincorrendo un arcobaleno: la vita di Josephine Baker, n.d.t.)[ii] Purtroppo questa immagine fugace di Baker che danza sulle punte non è stata analizzata, e ciò è soprattutto dovuto all’assenza di dettagli riguardo la fonte, il contesto, la data o l’identità del partner di Baker negli studi esistenti. Come ho poi avuto modo di sapere con l’aiuto di Marco Travaglini, questo partner è Alberto Spadolini. Questa scoperta aggiunge un pezzo importante al puzzle dell’arte sia di Baker che di Spadolini.
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| Alberto e Joséphine di P. Payen, 1933 (Coll. B-S 52) |
Nel gennaio del 2006 mi sono recata a Parigi per tentare di trovare maggiori informazioni su Baker e sulla sua relazione con la danza classica. Ero in particolar modo interessata a localizzare questo filmato. Alla fine, grazie ad una combinazione di pura fortuna e alla professionalità del personale degli archivi Gaumont-Pathe, ho trovato il filmato intero. Riguarda un evento di beneficenza, il Bal des Petits Lits Blancs, che veniva organizzato a Parigi con cadenza annuale. Include parte di “una danza di Josephine Baker prima sconosciuta.” Nonostante questo ritrovamento, non riuscivo ancora a datare il filmato o ad identificare l’identità del partner di Baker.
Arrivata all’estate del 2006, la mia frustrazione per la scarsità di informazioni che ero riuscita a trovare su Baker e la danza classica continuava a crescere. In base a delle foto pubblicitarie sapevo che Baker si era esibita nella rivista La Joie de Paris del 1932, indossando un tutù lungo e scarpette da punta. Quindi iniziai a fare delle ricerche su Google, per vedere se su internet poteva esistere qualcosa di più sulle performance di Baker. Quando inserii le parole “Baker” e “La Joie de Paris”, mi apparve un articolo di Travaglini su suo zio, Spadolini. Contattai Travaglini via e-mail ed egli condivise con me la sua ricerca su Spadolini e Baker. Quando seppi che i due avevano danzato insieme dal 1932 al 1935, realizzai che il danzatore del filmato poteva essere Spadolini. Inviai il filmato a Travaglini, che confermò che a danzare con Baker era proprio suo zio. Il profilo e il fisico del danzatore sono chiari nel filmato e l’anonimo danzatore può finalmente essere identificato come Alberto Spadolini.
Scoprire l’identità del danzatore aiuta a limitare il periodo in cui il filmato può essere stato girato. I movimenti di Spadolini riflettono chiaramente la conoscenza della danza classica. Si muove con una leggerezza che contrasta con le descrizioni della sua “danza selvaggia.” Anton Giulio Bragaglia scrisse che Spadolini era inesperto della danza accademica quando iniziò a ballare. Solo qualche anno dopo il suo debutto nel 1932, iniziò a studiare con Alexander Volinine, uno dei danzatori dei Balletti Russi e partner di Anna Pavlova. Quindi il passo a due del filmato dovrebbe essere stato girato tra il 1934, quando Spadolini iniziò a prendere lezioni di danza classica, e il 1935, quando la sua relazione con Baker terminò.
Nel passo a due il costume di Spadolini – calzamaglia, stivali, un cappello che si sviluppa in alto e un mantello – e i passi che esegue – pas de bourrée, pas de basque, brisé, e balloné – derivano dalla tradizione della danza classica. I due danzatori non entrano in contatto fisico fra di loro fino alla fine della danza, ma l’attenzione di Spadolini è focalizzata su Baker, secondo il costume classico di mettere in mostra la ballerina. Quando ella lascia cadere qualcosa o qualcosa le cade dal costume (non è chiaro dal filmato), egli lo raccoglie prontamente e lo lancia fuori dal palco, mostrando in questo una prontezza di riflessi da danzatore professionista. Il movimento dei suoi piedi è rapido e leggero e sfiora il pavimento con un ritmo preciso. Volinine era famoso per le sequenze virtuosistiche e ritmate, o per il rapido incrociare delle parti inferiori delle gambe e, come insegnante, era conosciuto per saper aumentare l’elevazione dei suoi studenti durante i salti. Il movimento intricato dei piedi di Spadolini e il suo agile balon sottolineano la probabile influenza del suo insegnante.
Al contrario, la danza di Baker mescola lo stile della danza classica e della danza jazz. Il suo costume non è interamente classico, ma combina una gonna da ballo elegante con le scarpette da punta. Mentre si pavoneggia attorno a Spadolini, non solleva il torso alleggerendolo del senso di gravità, ma piuttosto piega le ginocchia e accentua ogni passo, come se la catena vibrante di bourrées fosse rallentata, allungata, girata in dentro e trasformata da un punto di vista qualitativo da fluttuante a impettita. Il suo danzare sulle punte non riproduce il liricismo del balletto, è invece sincopato e piantato a terra. Esegue un’interpretazione del “trucking” (trasportare, n.d.t.), un passo vernacolare africano- americano, sulla punta delle dita dei piedi, piegandosi leggermente in avanti alla vita e spezzando le linee lunghe e pulite del corpo della ballerina, fa sporgere il suo sedere dietro di lei.
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| Spadolini : “Etoiles de l’Opera n. 2”, anni ‘50 (Coll. B-S 145) |
La differenza tra lo stile di Baker e quello di Spadolini suggerisce che il passo a due non è il risultato di un solo coreografo. Soprattutto dato che sia Baker che Spadolini erano abituati a lavorare in modo indipendente, avrebbe senso pensare che ognuno di loro creò i propri passi nel passo a due. Travaglini afferma che Spadolini coreografava le sue danze e che scrisse di non aver mai danzato la stessa danza due volte.[iii] Inoltre Baker preferiva improvvisare sul palco e, secondo Jean-Claude Baker, suo figlio adottivo e biografo, cambiava continuamente il materiale che altri coreografi creavano per lei.[iv] È probabile che Baker e Spadolini coreografarono ognuno la propria parte e che poi collaborarono per coordinare la rispettiva relazione con lo spazio e per aggiungere i passi da danzare insieme. Spadolini e Baker terminano la danza con un sollevamento che era comune nelle danze da rivista musicale degli anni trenta, in cui Spadolini prende le mani di Baker e la sposta verso di sé con un salto che termina su di un ginocchio.[v]
Laddove Baker crea una forma ibrida che combina balletto e jazz, Spadolini aderisce alla danse d’école. Il fatto che i due danzatori si differenzino stilisticamente segnala gli sviluppi degli interessi artistici di ognuno. Baker stava in questo periodo acquisendo una maggiore consapevolezza della sua immagine pubblica e le sue performance, e l’ibridità da lei esplorata in questo passo a due era parte del suo più ampio interesse sul come confondere i confini dei codici e significati razziali e culturali.[vi] Allo stesso modo la danza di Spadolini riflette la sua estetica. Negli anni cinquanta Spadolini creò una serie di quadri di ballerine che si discostava dal tipo di danza che egli aveva conosciuto nei teatri di varietà.[vii] I suoi quadri non raffiguravano le danze appassionate, atletiche e danzate quasi nudo, che egli danzò e vide nelle riviste degli anni trenta, ma piuttosto il tranquillo e armonico classicismo delle ballerine in tutù lunghi e bianchi ritratte con port de bras e épaulement gentili e contemplativi.
Come Rosella Simonari ha notato, l’idealizzazione delle danzatrici classiche in questi dipinti indica la relazione tra la fede devota di Spadolini e il suo approccio spirituale alla danza.[viii] La danza di Spadolini in questo pas de deux anticipa il suo classicismo pittorico e illumina il legame tra le sue due “vite” come danzatore e pittore.
L’aver scoperto l’identità di Spadolini quale partner di Baker nel filmato di cui sopra, è importante sia per la danza che per la storia dell’arte. Non solo rivela che l’esperienza di Baker con la danza classica non era esclusivamente legato a Balanchine, ma mette anche in relazione gli stili (worlds) di Baker e Spadolini, e quindi l’estetica del primitivismo, del jazz, e del classicismo che intersecano non solo la loro relazione professionale, ma anche quella del mondo artistico parigino. Così espressa, questa scoperta porta a porsi ulteriori domande sulla relazione e contingenza tra i molteplici aspetti del modernismo all’inizio del ventesimo secolo.
[i] Per esempio i biografi di Baker, Patrick O’Connor ed Ean Wood, affermano che Balanchine le impartì lezioni private di danza classica a Parigi. Negli anni novanta. Negli anni novanta, gli studiosi americani di danza fecero riferimento al lavoro di O’Connor e Wood per indicare in Baker una delle fonti di ispirazione del coreografo russo per quanto riguarda la sua revisione modernista del balletto classico. Vedi Patrick O’Connor e Bryan Hammond, Josephine Baker (London: Jonathan Cape, 1988) 118; Ean Wood, The Josephine Baker Story, Nuova edizione (London: Sanctuary Publishing, 2002) 220-221, 239-240; Sally Banes, “Balanchine and Black Dance,” Writing Dancing in the Age of Postmodernism, curato da Sally Banes (Hanover, NH: Wesleyan UP, 1994) 58; Dixon Gottschild, Brenda, Digging the Africanist Presence in American Performance: Dance and Other Contexts (Westport, CT: Praeger, 1996) 70; Beth Genné, “’Glorifying the American Woman’: Josephine Baker and George Balanchine.” Discourses in Dance 3:1 (2005): 31-57.
[ii] Chasing a Rainbow: The Life of Josephine Baker, narratore Olivier Todd, regista Christopher Ralling, Csaky, 1986.
[iii] Marco Travaglini, email all’autore, 26 luglio 2006.
[iv] Jean-Claude Baker, intervista personale, 24 luglio 2006.
[v] Quando Beth Genné mostrò il filmato a Frederick Franklin, che aveva danzato con Baker negli anni trenta, egli le disse che quel tipo di sollevamento con salto era comune al repertorio delle sale da ballo anni trenta. Vedi Genné 54, n.16.
[vi] Negli anni trenta, le performance di Baker mescolarono sempre più simboli e significati convenzionali in modo tale da sfidare (mettere in discussione) le nozioni percezioni) di razza, gender e genere. Per esempio la rivista del 1932, La Joie de Paris (nella quale sia Bker che Spadolini apparirono), presentò una serie di quadri che invertivano i significanti razziali e culturali: in uno Baker apparì come una cantante bianca mentre cantava la famosa canzone “J’ai deux amours,” in un altro ella si travestì da capo di una banda, e in un altro fece la parodia di una ballerina di epoca barocca. Nel 1931 Baker collaborò come autrice alla novella Mon Sang dans tes Veines, che metteva in discussione i concetti biologici di razza attraverso la storia di una donna nera che donna il suo sangue per salvare la vita del suo ragazzo bianco. Più tardi nella vita la Tribù Arcobaleno di Baker, fatta di un gruppo di bambini che adottò e che provenivano da una varietà di culture e razze diverse, rappresenterà quello che forse fu il suo più aperto impiego di multiculturalismo quale mezzo per contestare le pratiche razziali e razziste.
[vii] Vedi Rosella Simonari, “In Search of Alberto Spadolini: The Incomplete Mosaic Behind an Extraordinary Life,” ballet~dance magazine (agosto 2006) <http://www.ballet-dance.com/200608/articles/Spadolini20060700.html>.
[viii] Simonari 3.
* Andrea Harris, is Assistant Professor of Dance. She teaches courses in dance history, aesthetics of dance, composition, and modern dance repertory, performance, and technique. Dr. Harris holds an MFA from TCU and a PhD in theatre and drama from the University of Wisconsin-Madison. She has presented papers at academic conferences including Music and American Cultures, the Association for Theatre in Higher Education, the Society of Dance History Scholars, and as part of the Feminist Historiography Research Group of the American Society for Theatre Research. She is currently editing a collection of dance historian Sally Banes' writings titled Before, Between, and Beyond: Three Decades of Dance Writing, which will be published by the University of Wisconsin Press in May 2007. Dr. Harris has also performed nationally and internationally with companies including Contemporary Dance/Fort Worth, the Martha Graham Dance Company, and Li Chiao-Ping Dance. She has been part of the dance faculties at the Universidad de las Américas-Puebla (Mexico), Sam Houston State University, and the University of Oklahoma.
Tratto da “BOLERO-SPADO’ : SPADOLINI, UNA VITA DI TUTTI I COLORI” Copyright di Marco Travaglini, 2007


