Spadolini Danzatore e Coreografo

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Il giovane Spadolini al Teatro degli Indipendenti di Bragaglia

“Vita curiosa quella di Spadolini…Debutta a 12 anni nell’atelier di Gian Battista Conti che all’epoca era già il pittore del Vaticano; lo ritroviamo presso Bragaglia a Roma con De Chirico, Prampolini, Marinetti che rappresentano il movimento italiano d’avanguardia. Là egli espone già e dipinge le sue scenografie…”

Jacopo della Serra, Parigi 1946 (Coll. B-S 167)

Alberto Spadolini nasce il 19 dicembre 1907 nel quartiere Piano di San Lazzaro ad Ancona.

Dopo aver appreso i primi rudimenti della pittura dal maestro anconetano Baldinelli il giovane Spadolini lascia le Marche per studiare a Roma. Per alcuni anni frequenta saltuariamente l’Accademia di Belle Arti e poi, accompagnato dall’artista maceratese Ivo Pannaggi, diventa aiuto-scenografo al Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia (Frosinone 1890 – Roma 1960).

Spadolini anni ’20 (Coll. B-S 391)

Bragaglia accomuna l’interesse per molteplici discipline come archeologia cinematografia, fotografia, scenografia, musica e danza moderna, grafica, pittura, senza disdegnare l’esoterismo.    

 All’inizio degli anni ’20 ‘talpa Anton Giulio’, come scherzosamente lo chiamano i suoi amici, scavando nel sottosuolo di palazzo Tittoni a Roma, trova nuove gallerie e da esse  ricava gli spazi per aprire il Teatro Sperimentale degli Indipendenti. Qui porta in scena opere di Brecht, Campanile, Pirandello, George Bernard Shaw …

Al Teatro degli Indipendenti si produce arte in libertà ed in allegria. Spadolini comincia ad apprezzare le battutacce di Anton Giulio e di quel branco di artisti, tutti grandi amici, che si sfottono l’uno con l’altro. Non solo il grande Marinetti è sbeffeggiato, ma anche Benito Mussolini viene definito senza alcun timore “il violinista” per la sua oratoria noiosa e prolissa.


Bonelli, Bragaglia e … Cetoff Sternberg (Coll. B-S 318)

Nell’Europa degli anni ’20 sono in gran voga i Balletti Russi, la letteratura ed il teatro slavo. Questo spiega la ragione per cui, nel giro di pochi anni, Bragaglia porta in scena ben cinque commedie di Wassili Cetoff Sternberg, tutte tradotte in italiano da Luigi Bonelli (1893 – 1954), e tutte accolte da grande successo di critica e di pubblico.

Nel 1927 è allestita la commedia “L’imperatore” a cui partecipa come aiuto-scenografo anche Spadolini ed il cui successo coincide con la clamorosa rivelazione: Wassili Cetoff Sternberg non è mai esistito. A scrivere le commedie è Luigi Bonelli, naturalmente con la complicità di Bragaglia e dei suoi Indipendenti.

Quando Spadolini racconta l’episodio alle sorelle ride di gusto nel ricordare la figuraccia fatta dai critici teatrali dell’epoca che, pur di scrivere sui loro giornali qualche cosa del misterioso Cetoff Sternberg, si inventano stravaganti biografie: alcuni sostengono che il commediografo è morto in giovane età, altri che è ancora vivo e vegeto; c’è chi giura si tratti di un ebreo-russo, altri di un russo-ariano; … tutti concordi nel definirlo uno dei più grandi autori del 900!

E’ la fine degli anni ’20. Benito Mussolini, stanco della troppa indipendenza di quel gruppo di giovinastri capeggiati da Bragaglia, organizza anche lui una beffa:  ordina la chiusura definitiva del Teatro degli Indipendenti che ormai naviga in acque sempre più agitate a causa di enormi problemi finanziari. Con una valigia di cartone in mano ed un biglietto di terza classe nell’altra, Spadolini sale sul treno che lo conduce in Francia. Grande è il rimpianto nel lasciare tanti amici e soprattutto Anton Giulio Bragaglia e Ivo Pannaggi che sta per partire per la Germania ed il Bauhaus.

Nelle loro orecchie risuonano per l’ultima volta le note del ritornello di Curzio Malaparte:

“E’ Bragaglia quella cosa
che antongiulia i giovanotti
quando poi li fa barzotti
quelli scappano a Parì.”

Tratto da “BOLERO-SPADO’ : SPADOLINI, UNA VITA DI TUTTI I COLORI” Copyright di Marco Travaglini, 2007


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